L'AI Act, la legge europea sull'intelligenza artificiale, doveva partire per intero il 2 agosto 2026. Sei giorni prima, l'Europa ha rinviato la parte più pesante al 2027. Per chi gestisce l'innovazione cambia poco: quando l'AI entra in azienda attraverso i progetti, serve sapere in quali, chi ne risponde e come è stata scelta. Il caso City Green Light mostra come si fa senza rischiare rallentamenti.
Cosa è cambiato davvero il 2 agosto 2026 con l'AI Act?
Dal 2 agosto 2026 è cambiata una cosa sola: la trasparenza. Sono le regole dell'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, e si riassumono in tre frasi.
- Se una persona parla con un chatbot, deve sapere che dall'altra parte c'è un'AI.
- Se un contenuto è generato o modificato dall'AI, deve essere riconoscibile.
- Se un sistema legge le emozioni o classifica le persone, chi lo usa deve comunicarlo a chi ci finisce dentro.
Dalla stessa data l'Europa può anche controllare, e multare, chi costruisce i grandi modelli di AI generalisti, quelli che rispondono a qualsiasi domanda. Il regolamento li tratta a parte per un motivo: su quei modelli si costruiscono gli strumenti di AI che le aziende comprano già pronti.
Il resto della legge era già in vigore e non si è mosso:
- dal 2 febbraio 2025 sono vietati gli usi inaccettabili dell'AI, e chi la usa deve formare le proprie persone;
- dal 2 agosto 2025 valgono le regole per chi costruisce i grandi modelli. La novità di quest'anno è che ora l'Europa può anche multarli.
Per gli usi vietati la multa arriva a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale, se più alto (articolo 99).
Cosa è slittato, e fino a quando?
Sono slittate le regole sui sistemi di AI «ad alto rischio», cioè quelli che decidono sulle persone. Lo ha stabilito il Regolamento (UE) 2026/1744, pubblicato il 24 luglio 2026 e in vigore dal 27 luglio. Le date nuove sono due.
- 2 dicembre 2027 per l'AI che seleziona il personale, valuta studenti, decide sull'accesso al credito o ai servizi essenziali, riconosce le persone, gestisce infrastrutture critiche (Allegato III).
- 2 agosto 2028 per l'AI dentro prodotti già regolati, come macchinari e dispositivi medici (Allegato I).
Lo stesso regolamento ha alleggerito il dovere di formazione: resta, ma non serve più dimostrare un livello di competenza prefissato. E ha aggiunto un divieto sui sistemi che generano immagini intime senza consenso, dal 2 dicembre 2026.
Il rinvio sposta una data, non cancella il lavoro. Chi userà un sistema ad alto rischio dovrà comunque valutarlo, tenerlo sotto controllo umano e gestire gli incidenti. Solo, ha sedici mesi in più.
Perché l'AI Act riguarda chi gestisce l'innovazione?
L'AI Act riguarda chi gestisce l'innovazione perché l'AI entra in azienda da lì, prima ancora che dall'IT. Entra con la startup selezionata in una challenge, con il pilota di tre mesi, con lo strumento che un team prova senza passare dagli acquisti. Sono strade fatte per andare veloci, e lungo quelle strade quasi nessuno si ferma ad annotare che tipo di AI sta facendo entrare.
Il caso City Green Light
Prendiamo un caso vero. City Green Light è una ESCO di Vicenza che progetta e gestisce illuminazione pubblica e servizi smart city per la pubblica amministrazione. Il team innovazione faceva già scouting e sperimentazioni. Tuttavia, le informazioni restavano destrutturate: serviva una struttura più precisa, una direzione chiara per le attività e un metodo condiviso.
Con blendX il lavoro è partito dalle persone: si è chiesto alle diverse aree dell'azienda di cosa avessero bisogno. Ne sono uscite tre priorità, e una riguardava proprio i dati e l'AI. Da lì è partita la ricerca sul mercato: oltre 90 startup trovate e messe in ordine, ognuna con la sua scheda che dice cosa fa e a quale bisogno risponde. Le più promettenti sono arrivate fino alle prime sperimentazioni.
Adesso guardiamo la stessa cosa dal punto di vista dell'AI Act. Molte di quelle startup portano dentro dell'AI. Se domani l'ufficio legale chiedesse l'elenco dei sistemi di AI usati in azienda, con un responsabile per ognuno, chi lavora tra file e mail dovrebbe ricostruirlo a mano, progetto per progetto. Chi, come City Green Light, ha tutte le schede in un posto solo lo tira fuori subito.
Governare l'AI nei processi di innovazione significa sapere, per ogni progetto, che AI c'è dentro, a cosa serve, chi ne risponde e con che criteri è stata scelta.
Quali domande fare a ogni progetto che usa AI?
A ogni progetto che usa AI vanno fatte quattro domande, e le risposte vanno scritte nella scheda del progetto, non in una riunione.
- C'è AI dentro, e chi la fornisce? La soluzione di una startup spesso poggia su un modello di terzi: va scritto quale.
- A cosa serve, e su chi decide? Uno strumento che seleziona candidati o valuta il merito creditizio di una persona è «alto rischio». Uno che riassume documenti, no.
- Chi ne risponde in azienda? Un nome, non una funzione.
- Con che criteri l'abbiamo scelta? E dove sta scritta la decisione di andare avanti.
Come si governa l'AI senza fermare i progetti?
Si governa l'AI senza fermare i progetti ponendosi le precedenti quattro domande nei seguenti momenti:
- Quando una startup si candida a una challenge di open innovation: la scheda chiede se c'è AI e di che tipo.
- Quando un proof of concept diventa pilota: si verifica a cosa serve e chi ne risponde.
- Quando lo strumento entra in uso davvero: a quel punto le risposte alle quattro domande devono essere già scritte, non da recuperare.
È lo stesso principio della governance dell'innovazione: criteri noti prima, decisioni registrate con il loro perché. In blendX ogni passaggio è collegato ai dati del portfolio e conserva lo storico delle decisioni: è ciò che nel caso City Green Light si vede dal portfolio delle startup fino al PoC.
Vale anche per noi. NIXIE, l'AI di blendX, lavora con i dati del cliente isolati, che non alimentano modelli pubblici, e accompagna ogni risposta con le fonti da cui viene.
Cosa conviene fare adesso?
Conviene usare il tempo in più per fare il censimento con calma, prima che diventi un'urgenza. Ecco cosa fare, nell'ordine:
- Elencare i progetti aperti che usano AI, anche quelli fermi.
- Aggiungere le quattro domande alla scheda con cui nascono i progetti nuovi.
- Per i progetti già avviati, rispondere alla domanda «a cosa serve, e chi ne risponde» alla prossima riunione in cui se ne parla.
Chi arriva al 2 dicembre 2027 con questo lavoro fatto avrà solo un elenco da tenere aggiornato.
Se le candidature ti arrivano da una challenge o da una call for ideas, il punto da cui partire è quello. La guida gratuita La call auditabile spiega come raccoglierle e valutarle in modo tracciabile e difendibile.
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689, l'AI Act, sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea: articoli 4, 5, 50, 99 e 113, Allegato III.
- Regolamento (UE) 2026/1744, l'omnibus digitale sull'IA, che modifica le date di applicazione dell'AI Act. GU L del 24 luglio 2026.
- Commissione europea, quadro normativo sull'IA: il calendario di applicazione aggiornato dopo l'omnibus.
- Caso studio City Green Light, su blendx.io.
Questo articolo riassume il quadro normativo al 24 settembre 2026 e non è un parere legale.
